La parrocchia di S. Lorenzo Martire di Vendrogno si estende sulle pendici del Monte Muggio, nel Lecchese, nel comune omonimo. Per questa posizione geografica la denominazione dell’Ente già nelle fonti antiche alterna tra “S. Lorenzo di Muggiasca” e “San Lorenzo di Vendrogno”. Il ricercatore dovrà tenerne conto nella consultazione del presente Archivio e della serie di fonti correlate giacenti presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano (Sezione X Visite Pastorali, serie Pievi Lacuali, voll. V, IX – XII, XV – XVIII, XXII e serie Valsassina, vol. 43, quest’ultimo contenente la visita pastorale di Federico Visconti del 1685).

L’esistenza della Chiesa di S. Lorenzo è testimoniata alla fine del XIII secolo, secondo la citazione che troviamo nel Liber notitiae Sanctorum Mediolani: “In plebe belano. Loco incresso. Ecclesia Sancti Laurentii” (ed. M.Magistretti, Milano 1917, col. 206B). E’ possibile che la difficoltà di interpretazione del vocabolo incresso, o la vicinanza alla frazione di Inesio, abbiano indotto il Vigotti ad attribuire la Chiesa di San Lorenzo a quest’ultima frazione (G. Vigotti, La Diocesi di Milano alla fine del secolo XIII. Chiese cittadine e pievi forensi nel “Liber Sanctorum” di Goffredo da Bussero, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1974, tav.7). La documentazione successiva, tuttavia, concorda in solido nell’attribuzione della Chiesa a Vendrogno.

Il documento 16 gennaio 1368 di trasformazione della Chiesa di S. Lorenzo in Parrocchiale ci è giunto in copia notarile tarda del 1722, rogata dal notaio Giovanni Giacomo Vitali. Si tratta di una supplica all’autorità ecclesiastica - esaudita - da parte degli homines della Muggiasca per ottenere lo stralcio del territorio di Vendrogno da Bellano ed erigere la Chiesa in Parrocchiale, dotando in proprio del sostentamento necessario il futuro parroco (ASDMi, Sezione X Visite Pastorali, Pievi Lacuali, vol.16, cc. 378/III – VI). Questa prassi conferisce alla Comunità dei capifamiglia il diritto di eleggere e presentare il proprio parroco al vescovo per l’approvazione, e costituisce la caratteristica istituzionale specifica dell’Ente, che troviamo invariata almeno fino ai primi dell’Ottocento (si veda in proposito il Regolamento del 1804 in Archivio Parrocchiale di Vendrogno, Sez. Beneficio, serie Immissioni, fasc. 1).

Dal punto di vista delle strutture sovraparrocchiali, in età medievale e moderna la Parrocchia di Vendrogno appartiene alla Pieve di Bellano e, dal XVI secolo, al Vicariato omonimo (Regione V della diocesi). Con l’istituzione dei decanati (1971), la Parrocchia viene a far parte del decanato dell’Alto Lario (Regione III). Il 13 luglio 1710 dal territorio parrocchiale è stralciata per essere eretta in parrocchia autonoma la Chiesa di S. Gegorio Magno in Noceno, che con decreto 3 luglio 1986/8 del Cardinale Carlo Maria Martini verrà soppressa e resa nuovamente chiesa dipendente da Vendrogno. Il citato decreto di unificazione emesso dal Cardinal Martini esplicitamente riguarda l’Archivio della Parrocchia soppressa: “Si abbia una particolare cura nel conservare l’Archivio della Parrocchia “S. Gregorio Magno”. Diamo incarico al parroco di provvedervi nel modo migliore sotto la vigilanza del decano” (“Rivista diocesana milanese” LXXVII, 1986, p.1191).” Per questo motivo l’Archivio Storico Parrocchiale di Noceno è stato trasferito presso la parrocchia di Vendrogno, che ne è Soggetto conservatore.

La Parrocchia di Vendrogno comprende undici chiese sussidiarie (oratori), tutti esistenti: S. Gregorio Magno a Noceno; S. Giacomo nella frazione di Sanico, segnalata dal Liber Notitiae a fine Duecento con il nome di SS. Filippo e Giacomo; S. Grato, eretta probabilmente nel sec. XV, cui nel 1749 fu aggiunto un locale per i pellegrini; S. Antonio Abate, di fondazione laica (1362), affrescata interamente nel corso del sec. XVI per commissione della locale famiglia Musoni (o Musa). La dedicazione di S. Rocco a Mosnico (sec. XVI) e di S. Sebastiano a Comasira (inizi del sec. XV), nonché l’erezione del Santuario della Beata Vergine di Loreto poco dopo la peste del 1630 mostrano la devozione dei vendrognesi a santi protettori dalle epidemie in una zona di passaggio di eserciti qual è la Valsassina. Ancora, appartengono per territorio alla Parrocchia l’oratorio di S. Maria Maddalena di Inesio, attestato nel sec. XVI; S. Bernardo, in frazione di Mornico (intitolato nel Quattrocento a S. Bassiano vescovo di Lodi); S. Girolamo Emiliani, in località Camaggiore (sec. XVI); S. Maria, presso Tedoldo, costruita nella prima metà del Novecento.


L’andamento demografico riportato da Civita, Le Istituzioni storiche del territorio lombardo. Le Istituzioni ecclesiastiche (XIII – XX secolo), Regione Lombardia, Milano 2002, p. 781 è il seguente: 552 anime da comunione nel 1746 (Visita Pozzobonelli), 597 abitanti nel 1780 (fonte: esazioni prediali), 920 abitanti nel 1895 (Visita Ferrari). Forte nel corso del secolo XVIII il flusso migratorio verso Venezia e Trieste, legato in particolare alla professione di fabbro ferraio particolarmente richiesta sul mercato veneto. Le carte giacenti in Archivio parrocchiale consentono un approfondimento del fenomeno, che si esprime anche attraverso significativi legami confraternali. Nel corso del secolo XX si ripropone per Vendrogno la dinamica demografica negativa tipica delle zone montane, fino agli attuali 328 abitanti (fonte: Comune di Vendrogno).

Fabbri ferrai tra Vendrogno, Venezia e Trieste

I registri ed i documenti anagrafici a costituiscono fonti privilegiate per i fenomeni demografici e migratori. Vendrogno conserva importanti fascicoli denominati Dispense e stati liberi (Archivio Storico Parrocchiale di Vendrogno, Cartella 1, fascicoli 1 – 4, serie 1.1.1.1 Matrimoni: certificati allegati), che raccolgono la documentazione ecclesiastica necessaria ai fini del matrimonio per coloro che sono impediti, ad esempio, da consanguineità (dispensa) o per coloro che, vivendo fuori della Parrocchia, desiderano sposarsi a Vendrogno e quindi hanno la necessità di ottenere dalle autorità ecclesiastiche del territorio di residenza la dichiarazione di non aver ivi contratto alcun matrimonio (dichiarazione di stato libero o stato libero). Entrambe queste fonti (in particolare gli stati liberi) informano sul territorio e la città di provenienza. Gli anni coperti dalla documentazione vanno dal 1651 al 1797 (senza dimenticare di scorrere le dispense e stati liberi in Cartella 2, relativi ad Ottocento e primo Novecento), ed informano in modo preciso sulle città prescelte per la migrazione, tra cui spiccano Brescia, Venezia e Trieste.

I dati raccolti potranno essere utilmente confrontati con i registri anagrafici conservati. Il registro anagrafico “Libro Battesimi, Mat[rimoni] e morti dall’ann[o] 6 gennaio […] al […] Dicembre […] N.4” (1708 – 1808, Registro 4 della serie 1.1.2.1) è particolarmente interessante a questo fine. In modo non del tutto insolito, il parroco vendrognese che ha compilato il registro per la seconda metà del Settecento ha avuto cura di postillare l’atto di nascita con quello di morte. Ne risulta lo schema:

Anno di nascita Nome e cognome Anno di morte Luogo della morte
1744 Gioan Antonio Leone 1823 VENEZIA
1747 Maria Acerboni 1818 VENEZIA
1749 Michele Girelli 1808 VENEZIA
1758 Ottavio Acerboni 1803 VENEZIA
1763 Antonio Acerboni 1824 TRIESTE
1767 Giovanni Cendali 1802 VENEZIA
1768 Antonio Dionigi Acerboni 1828 VENEZIA
1771 Maria Marta Acerboni 1808 VENEZIA
1772 Carlo Antonio Camozzi 1806 TRIESTE
1783 Giovanni Fermo Mornico 1806 VENEZIA
1794 Dionigi Giuseppe Acerboni 1833 VENEZIA
1804 Giulio Antonio Acerboni 1833 VENEZIA
1805 Antonio M. Acerboni 1832 VENEZIA
1805 Gius. M. Cipriano Acerboni 1833 VENEZIA

Colpisce la continuità, 1 persona ogni 4 anni circa, del flusso migratorio, e, ad una prima indagine, la stabilità del trasferimento, posto che si voglia attribuire alla… morte a Venezia (e a Trieste) il significato di un trasferimento stabile. Di particolare rilievo la preponderante presenza all’interno del fenomeno di membri della famiglia Acerboni. Per avere idea della consistenza della comunità oriunda a Venezia sarebbe di grande utilità consultare i Registri delle parrocchie veneziane, secondo piste di ricerca già segnalate per i fabbri ferrai a Indovero, registri che si prestano ad una prima indagine sul sito del Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche http://siusa.signum.sns.it/ev/venezia/ (percorso: accesso alla banca dati > entra nel sito > soggetti produttori > enti > (scegliere la parrocchia) > complessi archivistici prodotti).

Registri di natura diversa possono costituire altre fonti per i legami tra le comunità in terra straniera ed il paese d’origine. Dai mastri, dai libri giornali e dai libri legatorum degli oratori di Antico Regime, così come della Parrocchiale, apprendiamo che nel corso del Settecento emigrati veneziani hanno ampliato la struttura di S. Giacomo, hanno offerto arredi sacri alla Parrocchiale, sostenuto con donazioni l’Oratorio della Beata Vergine Maria di Loreto, fondato legati nella parrocchiale e negli oratori, stretto legami tra confraternite veneziane e confraternite vendrognesi (inserire nelle stringhe di ricerca Venezia / Trieste/ fabbro/ Confraternita dei Candelotti). Anche lasciti testamentari e documenti ad uso privato mostrano quanto si mantenga vivo il legame con la madrepatria. Bartolomeo Acerboni di Trieste e la moglie Margherita Cinatti lasciano beni consistenti alla Confraternita del SS.mo Sacramento ed all’Oratorio di S. Bernardo (1700). Nel 1783 Giuseppe Acerboni di Sanico, emigrato a Venezia, fa trascrivere in copia calligrafica dalla Tavola Teresiana un registro catastale relativo alla Comunità di Muggiasca, segno che a Venezia si vuole avere ben presente il quadro economico - fondiario nel territorio di Vendrogno.

L.Pel.